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Il Parco Nazionale della Sila è stato istituito in data 8 Ottobre 1997, con la Legge n.344, ed in particolare l’art. 4, comma 1, ne prevedeva l’istituzione con D.P.R. a decorrere dal 1998. Ci sono voluti ben 5 anni per veder promulgato e pubblicato il D.P.R. istitutivo, Decreto del Presidente della Repubblica che è datato 14 Novembre 2002, pubblicato però sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - Serie generale n. 63- del 17 Marzo 2003. Un travagliato percorso istitutivo, quello del neo Parco della Sila, che ad oggi ancora non ha ancora completato la fattiva e concreta visibilità istituzionale sul territorio, anche se ormai sono stati nominati i rispettivi organi e si avvia verso la fase programmatica a pieno regime, visto che negli ultimi anni pian piano sono stare create tutte le condizioni per poter avviare da zero, quasi, questo nuovo ente.
Il 5 Dicembre del 2006 è stata inaugurata la sede amministrativa e legale dell’Ente, alla presenza del Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio, sita in Lorica di San Giovanni in Fiore (Cs).
Il Parco Nazionale della Sila (di seguito denominato P.N.S.) è stato istituito sulla base di proposte di legge e iniziative che trovano origine fin dagli inizi del secolo scorso in quanto le prime idee legislative sono vecchie di quasi 80 anni.
L’idea era nata nell’astuta mente dell’Onorevole calabrese Antonino Anile, uomo attento alle vere potenzialità della Calabria che, suffragato da un diligente studio scientifico condotto dal Prof. Fridiano Cavara dell’Università di Napoli, dette lustro all’enorme e spettacolare ricchezza naturalistica dell’Altopiano Silano, in pericolo costante a causa degli scriteriati tagli che da lì a non molto ne avrebbero impoverito le zone più belle.
Passarono ulteriori anni nei quali la Sila fù sempre più soggetta ad impoverimento delle sue risorse: colossi enormi di abeti bianchi, di centinaia e centinaia di anni, erano stati abbattuti da una società tedesca, proprio nella montagna vergine del Gariglione, quella “giungla”, come l’aveva descritta Norman Douglas, esiste ormai solo nei ricordi lontani di qualche nostalgico.
Nel 1960 fu presentato un nuovo progetto di legge, allo scopo di creare quel comprensorio che sarebbe diventato il Parco Nazionale della Calabria nel 1968 con la Legge n. 503. Un parco anomalo, l’unico a non avere l’omogeneità territoriale, tanto da essere suddiviso in tre aree geografiche separate e distinte, tra le quali due in Sila e una in Aspromonte. La gestione di questo Parco storico fu affidata all’ ex A.S.F.D. (Azienda di Stato per le Forereste Demaniali), cioè al Corpo Forestale dello Stato; il Parco si sviluppava originariamente su 18.000 ettari complessivi. Esso subì una spoliazione nel 1991 quando, a seguito dell’approvazione della Legge quadro sulle aree protette (n. 394 del 6 Dicembre 1991), venne istituito il Parco Nazionale dell’Aspromonte, il quale inglobava, nei suoi oltre 75.000 ettari, anche la parte strorica del Parco della Calabria. La stessa legge quadro indicava disposizioni normative e di gestione che ben lasciavano intendere che il vecchio e strano parco calabrese ormai doveva adeguarsi alla nuova normativa (cosa mai avvenuta) salvo che, con l’emanazione della Legge n. 344/1997, si recepiva ed istituiva il nuovo Parco Nazionale della Sila, che inglobava le due aree storiche del vecchio Parco della Calabria, aumentandone l’estensione a circa poco più di 73.000 ettari.
Oggi il Parco presenta due gradi di zonizzazione e di tutela: - la zona 1 si presenta come di rilevante interesse naturalistico e paesaggistico con inesistente o limitato grado di antropizzazione; - la zona 2 invece si differenzia per il marcato grado di antropizzazione e la presenza delle attività agro-silvo-pastorali. Inoltre quest’ultima è la più estesa, in quanto nella zona 1 ricadono esclusivamente: le aree del vecchio Parco della Calabria, ovvero i boschi demaniali dello Stato più altre aree pubbliche, i SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e le riserve naturali dello Stato. L’estensione complessiva, come già anticipato, si sviluppa su circa 73.000 ettari, fra Sila Grande, Sila Piccola e Sila Greca; ultimamente, a seguito di calcoli più precisi, l’attuale estensione del parco sarebbe risultata di circa 77.000 ettari, rammentando che alcuni comuni hanno manifestato negli ultimi anni, l’idea di far parte del territorio protetto, forse segno di una maggiore consapevolezza di questo immenso scrigno di biodiversità e delle reali potenzialità di svilupparlo in modo eco-sostenibile. Recentemente il Piano del Parco, progettato e già discusso ha visto la rimodulazione del grado di tutela e di zonizzazione, in aree A-B-C-D con relative sotto aree, il piano tutta via ancora non è in vigore.
Questo Parco è nato essenzialmente per congiungere le due aree storiche del Parco della Calabria e per tutelare quello che resta di una Sila sempre più a rischio di invasione e distruzione di aree rimaste fortunatamente indenni da pseudo-progetti di sviluppo e da scellerate idee di infrastrutture invasive, senza alcuna prospettiva di occupazione e allo stesso tempo suscettibili di sfruttamento sostenibile.
Le peculiarità di questo parco montano sono: le immense foreste di Pino laricio silano (Pinus laricio var.calabrica) unite ai boschi di Faggio in quota e ai querceti al di sotto dei 1000 metri; la preziosa popolazione di Lupo appenninico; il patrimonio floristico, faunistico e paesaggistico tipico di questa porzione di Appennino meridionale ma allo stesso tempo unico nel suo genere, in quanto non esiste ambiente simile in tutto il bacino del Mediterraneo! La Sila è un forziere di natura sana, da preservare come sfida, sia dalle minacce globali (quali il cambiamento climatico) che da quelle locali, così come poco prima accennate.
San Giovanni in Fiore ha giocato e gioca tuttora un ruolo fondamentale per la realizzazione e lo sviluppo di questo Parco, ricordando che il territorio più grande, oltre 15.000 ettari, appartiene a questo comune. Inoltre grazie all’asse Montenero e aree limitrofe è stato possibile congiungere le due aree storiche, e il ruolo di San Giovanni in Fiore è stato di indispensabile cerniera.
Per questo e per mille altri motivi la sede dell’Ente Parco doveva sorgere nell’ambito di questo territorio: si tratta di realtà e di rivendicazioni “naturali e inequivocabili”, al di là di ulteriori commenti, scelte politiche e logistiche sempre discutibili.
Gianluca Congi
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