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Fin dalle epoche più remote la Sila è stata considerata come una delle aree più ricche di animali selvatici di tutto il Bacino del Mediterraneo. Purtroppo nell’ultimo secolo questo enorme e prezioso patrimonio si è impoverito notevolmente.
Sicuramente fino agli inizi del Novecento esistevano ancora la Lince e il Cervo, scomparsi a causa dell’uomo. L’Orso si è estinto in epoche più remote, mentre l’estinzione del Camoscio e dello Stambecco è dovuta ai profondi sconvolgimenti climatici, probabilmente durante l’ultima epoca glaciale.
Più recenti le estinzioni dell’Avvoltoio di agnelli, chiamato in vernacolo locale “arpa”. Da personali ricerche effettuate e dalla raccolta di rare testimonianze storiche risalenti alla fine degli anni ’50, riportano la specie presente nel territorio di San Giovanni in Fiore, in una località con un nome caratteristico proprio per la storica presenza di questo grandissimo uccello, oltre i 3 metri di apertura alare, probabilmente la coppia silana di questo avvoltoio era l’ultima rimasta in Calabria.
Anche l’Aquila reale si è estinta dalla Sila, per mano dell’uomo, anche se l’habitat silano non risulta poi così idoneo a tale specie, per via delle estese foreste e delle ridotte radure e zone rocciose. Si è estinta anche la rarissima Aquila del Bonelli, che fino agli inizi degli anni ’90 volteggiava ancora nei cieli di Campo di Manno e che qualche “ignorante” ha fatto indegnamente sparire per sempre.
Tra gli animali che sono degni di menzione vanno ricordati tra gli Anfibi: la Salamandra dagli occhiali, la Salamandra pezzata e la Rana verde minore.
Tra i Rettili si annoverano: il Cervone che è il più grande serpente italiano, il Saettone, la Vipera aspis dell’Hugyi, tipica delle montagne meridionali, il Colubro liscio, il Biacco, la Biscia dal Collare e il Ramarro occidentale.
Gli uccelli popolano più di ogni altra famiglia animale le aree della Sila; innumerevoli gli uccelli di piccola e media taglia tra i quali ricordiamo solo: il Merlo acquaiolo, il Passero solitario, il Crociere e il Rampichino.
Tra gli altri pennuti vanno menzionati i rapaci. Di essi i più comuni sono: la Poiana e il Gheppio, sempre più raro il Nibbio reale, il rapace più elegante d’Europa.
Da ricerche compiute dal sottoscritto, per conto della Lipu, nel territorio di San Giovanni in Fiore, hanno dimostrato la presenza di tre coppie nidificanti fino alla fine degli anni novanta, mentre nel 2004 con conferma nel 2009, nessuna coppia delle precedenti è stata accertata come nidificante. E’ presente una sola coppia che frequenta una zona, ancora non è certo se si tratti di esemplari stazionari o provenienti da aree limitrofe dove è accertata la presenza.
Tra le cause di questo drammatico declino, gli incendi di vaste aree che hanno colpito le zone di nidificazione e di caccia. Più comune risulta il Nibbio bruno.
Rarissimo l’Avvoltoio Capovaccaio, che conta solo due coppie nell’alto crotonese e che spesso si spinge fino alle falde della Sila Sangiovannese, anche se un esemplare giovane, da due anni a questa parte frequenta il territorio di San Giovanni, dove viene a cibarsi con regolarità. Presumibilmente si tratta di un rapace nato dalle coppie calabresi del crotonese che ritorna dalla migrazione regolarmente.
Nei boschi vivono lo Sparviere e l’Astore, quest’ultimo però è ben più raro del primo.
In pochissime isolate coppie vive il Biancone, ovvero “l’Aquila dei Serpenti”, un maestoso rapace che frequenta le aree più secche e calde della fascia presilana.
Tra i rapaci notturni è molto comune l’Allocco. Il Barbagianni e la Civetta sono presenti nella zona pre-silana per via delle quote altimetriche inferiori rispetto al cuore dell’Altipiano. Presenti anche il Gufo comune e il rarissimo Gufo reale, il più grande rapace notturno europeo, che vive ancora, forse con un paio di coppie, in alcune aree della Sila Greca e a cavallo tra la Sila Grande e la Sila Piccola.
Tra i piciformi vanno segnalati il Picchio rosso maggiore, diffuso ovunque e il Picchio verde che popola moltissimi ambienti silani. Il Picchio rosso mezzano e il Picchio rosso minore sono presenti in varie zone della foresta silana. Il primo, ben più raro, è presente in modo certo in alcuni pochissimi boschi maturi misti di conifere e latifoglie quercine. Interesse desta una delle più importanti popolazioni di piciformi dell’Appennino italiano, relitto dell’ ultima glaciazione. Si tratta del Picchio nero, il più grande picchio europeo presente nelle foreste mature della Sila, con una buona popolazione in netta espansione negli ultimi anni. Altre ricerche compiute da me medesimo, sempre per la Lipu, nel territorio di San Giovanni in Fiore, hanno dimostrato la presenza di alcune decine di coppie e la colonizzazione di boschi relativamente idonei, quindi un’adattabilità più marcata rispetto alle abitudini conosciute per questa specie.
In Sila si possono osservare numerosissime specie migratorie e non tra le quali: il Falco pecchiaiolo, il Falco pescatore, la Cicogna bianca, la Cicogna nera, la Volpoca, la Gru, l’Airone cenerino, il Cormorano e il Gabbiano, tipiche specie marine e di costa che popolano di tanto in tanto alcuni laghi silani, il Germano reale e tanti altri.
I mammiferi oggi presenti in Sila rappresentano tutta la catena alimentare o quasi degli Appennini. Il Lupo appenninico che agli inizi degli anni ’70 rischiava l’estinzione, in Italia come in Sila, è riuscito a salvarsi grazie alla protezione della legge, nonché grazie alle associazioni ambientaliste, in primis il WWF-Italia, con il lancio della campagna “San Francesco”: pensate che allora i lupi italiani erano meno di cento! Oggi il Lupo in Italia conta almeno 600-800 esemplari con incidenza all’aumento e alla colonizzazione di nuove aree, dalle quali mancava da secoli. Il lupo della Sila, reso così celebre da films, da racconti e da stemmi di società sportive, vive un po’ in tutti i settori dell’altipiano, con una buona popolazione. Si tratta di uno dei nuclei più consistenti d’Italia, sicuramente uno dei pochissimi nuclei originari, insieme a quelli dell’Italia centrale.
I lupi della Sila sono all’incirca una sessantina-settantina, pur non avendo, stranamente, una esatta stima numerica. Su di essi ancora incombono pericoli e minacce che vanno sradicati con ogni mezzo legale possibile per evitare danni irreparabili a questa innocua quanto preziosa specie. La principale minaccia è rappresentata dai bocconi avvelenati che ogni anno uccidono non meno di una decina di esemplari.
“Il Lupo è cattivo solo nelle favole” , questo slogan del Parco Nazionale della Sila non ha bisogno di alcun commento, poiché tutti i detti e le credenze popolari che sono stati da sempre associati ai lupi, sono solo frutto di fantasia, senza alcuna prova scientifica e soprattutto senza nessun fatto dettagliatamente documentato.
Altro formidabile predatore insieme al Lupo non può che non essere il Gatto selvatico, animale elusivo e schivo ancora presente in Sila nelle aree meglio conservate con una buona popolazione, pur essendo un animale abbastanza raro in tutta Italia.
La Lince europea si ritiene estinta da più di un secolo, nonostante sia ritornata sulle Alpi e nell’Appennino centrale e si dice che é addirittura ancora presente in Sila nelle zone più remote, nonostante al momento non ci siano prove attendibili circa la sua effettiva e reale presenza. Non si escludono esemplari frutto di immissioni clandestine o addirittura giunti dall’Appennino centro-meridionale e dall’Abruzzo in particolare, ovvio che si tratta di mere considerazioni personali prive, al momento, di alcuna documentazione scientifica.
Altri predatori sono: la Puzzola, la Faina, il Tasso, la Martora e la rarissima Lontra che recentemente è stata confermata in Sila, dopo il rebus che durava da anni, visto che ormai si riteneva estinta. Diffusissimo lo Scoiattolo dalla colorazione scura tipica dell’area meridionale. Resta un mistero non ancora del tutto chiarito la presenza del Driomio, un roditore simile al più comune e diffuso Ghiro, presente in Italia solo sull’arco alpino orientale, sui rilievi calabresi e nei boschi silani meglio conservati, di certo il roditore popola alcune faggete in Sila Grande e Sila Piccola.
Infine meritano un cenno gli ungulati come il Cinghiale e il Capriolo che si trovano su tutti i settori silani, grazie all’opera di ripopolamento attuata diversi anni addietro dal Corpo Forestale dello Stato. Il Cervo, dopo un secolo di assenza, è stato reintrodotto con ottimo successo, da un decennio, nel Parco Nazionale della Sila: in alcune aree interne del Parco Nazionale della Sila non é difficile incontrarne branchi allo stato selvatico.
Spero di aver fatto un quadro chiaro ed esaustivo sulla fauna silana, anche se ci sarebbe ancora tanto da scrivere e riportare visto che le specie animali che popolano la Sila sono davvero moltissime a conferma della grande biodiversità ancora presente sull’Altopiano.
La storia della fauna in Sila
Saggi paleontologici e testimonianze storiche di autorevoli studiosi della fauna calabrese dei tempi, in primis Armando Lucifero, Norman Douglas, Leandro Alberti, Gabriele Barri, Duret De Travel, nonché la toponomastica di numerosi luoghi e i ricordi delle genti silane danno un certo quadro sulla situazione faunistica della Sila dopo la fine dell’ultimo periodo glaciale. Animali che popolavano gli immensi boschi e le campagne in quantità, dal Uro, un bue, estinto dalla faccia della terra, al Cervo, al Capriolo, al Cinghiale, persino il Camoscio e lo Stambecco, oltre a Lupo, Orso, Lince, Aquila Reale, Avvoltoio degli Agnelli e la Lontra, tanto per citare i nomi più illustri.
Successivamente il clima subì variazioni particolari che crearono la scomparsa di vari animali, sicuramente l’Uro, lo Stambecco e il Camoscio. Altre situazioni analoghe, unite alla mano umana, furono più recentemente la causa dell’estinzione di Cervo, Orso, Lince, Avvoltoio degli Agnelli, Aquila Reale. Poche decine di anni fa si è evitata per un soffio l’estinzione del Lupo e del Capriolo, mentre per la Lontra, permangono ancora forti dubbi sulla reale presenza e consistenza, anche se sarebbe presente certamente in alcune aree interne dell’altopiano, addirittura c’è chi ipotizzerebbe la presenza della Lince, mistero e grattacapo di molti studiosi e zoologi italiani. Le estinzioni ultime in ordine di tempo e quelle quasi provocate, sono da attribuire esclusivamente alla mano umana, che tra errate convinzioni, sempre frutto di credenze popolari assai arretrate, uno spietato bracconaggio e lo stravolgimento del territorio con la distruzione degli habitat congeniali per molte specie, hanno praticamente provocato danni irreparabili.
Oggi sull’altipiano della Sila, se il Lupo e il Capriolo stanno bene c’è da dire grazie alla protezione accordata dalla legge, alle campagne educative delle associazioni ambientaliste, in primis il WWF, e ai provvedimenti dello Stato, con l’istituzione del Parco Nazionale della Calabria il 1968 e oggi con quello della Sila nonché al ripopolamento dei caprioli, che erano stati ridotti all’osso, la reintroduzione del Cervo, estintosi agli inizi del secolo novecento.
Molti altri animali vivono una situazione al quanto delicata, si tratta del Gufo Reale, del Nibbio Reale, del Capovaccaio, del Picchio Nero, del Gatto selvatico, del Driomio, della Lontra, tutti indigeni e animali rari ed estremamente rari su tutta Italia, minacciati di estinzione a causa di molteplici fattori, dalla rarefazione degli habitat naturali idonei alla vita di questi gioielli faunistici al bracconaggio per collezionismo ma soprattutto alla scomparsa dell’agricoltura e della pastorizia tradizionale, dei boschi meglio conservati e maturi e di un crescente degrado ambientale causato dall’ inquinamento e dalla modificazione selvaggia del territorio.
Non vi alcun dubbio, che fino agli inizi del novecento la Sila era la regione più popolata di fauna selvatica di tutto il meridione e tra le prime in Italia, oggi conserva fortunatamente uno dei nuclei originari e più consistenti di Lupo appenninico, oltre ad altri animali di cui precedentemente abbiamo elencato forse solo i pezzi da novanta.
Gianluca Congi
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