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Il patrimonio della flora spontanea della Sila racchiude ben oltre 900 specie, un vero e proprio scrigno di biodiversità che non traspare all’occhio non attento in quanto la Sila dà la vaga sensazione di essere un complesso omogeneo soprattutto per quanto riguarda la flora spontanea.
L’elemento foresta caratterizza l’altipiano in quanto dappertutto sono presenti estese formazioni boschive che rappresentano un pò diverse fasce fitoclimatiche. Dai 700-900 metri ai 1000 metri sono presenti i boschi più termofili rappresentati da vaste formazioni di Castagno nonché di diverse specie appartenenti alla macro famiglia delle querce. In particolare il Cerro che spesso si associa ad altre specie quercine quali la Rovere, il Farnetto, la Roverella; da segnalare la presenza della rara Quercia di Delechampii, pianta endemica che vive solo in poche aree dell’Aspromonte e della Sila Greca. Sono presenti pure il Leccio e altre specie frammiste e talvolta consociate alle querce come il Carpino nero, l’Orniello, l’Ontano napoletano, il Pioppo tremulo, l’Acero Montano, l’Acero campestre, l’Acero minore, l’Acero napoletano, l’Acero del Lobel e il rarissimo Acero d’Ungheria.
A partire dai 1000-1100 metri vive incontrastato il Pino laricio silano, pianta endemica di queste montagne in quanto vive altrove solo in Aspromonte e sull’Etna ma con ridotti popolamenti mentre in Sila occupa decine di migliaia di ettari con esemplari monumentali come nel bosco di Fallistro, nella Fossiata, al Bosco del Corvo, a Gallopane o ad Arnocampo. Il Pino laricio silano è una conifera che raggiunge altezze anche oltre i 40 metri e diametri ragguardevoli, slanciata e dal tronco dritto può vivere anche oltre i 400 anni, la storia della foresta silana trova proprio in questa pianta il maggiore riferimento fin dalle epoche più remote: i romani venivano ad approvvigionarsi i pini silani per la flotta navale, in più vanno ricordati i pini della Sila che giunsero a Venezia per tenere i gonfaloni nella piazza del Doge.
Purtroppo, la Sila, specie in passato, è stata spesso oggetto di predoni che ne hanno limitato e impoverito il suo originario magnifico splendore. Oggi esistono numerosissimi boschi secolari e naturali ma altrettanto boschi artificiali che sono stati impiantati a partire dalla fine degli anni ’50 nelle zone più antropizzate al fine di ricostituire il manto originario dei boschi silani e per scopi di difesa idrogeologica.
Oltre i 1500 metri, il Pino silano viene sostituito dal Faggio, pianta che vive nei climi di tipo continentale e per tanto nella fascia altimetrica citata, in questa fascia però si possono ancora rinvenire boschi puri di Pino o comunque associati appunto con il Faggio e l’Abete bianco, quest’ultima pianta diffusa in particolare sulla Sila Piccola. Le faggete della Sila sono ricche di arbusti e alberi di piccola grandezza come l’Agrifoglio, il Tiglio selvatico, l’Acero montano.
I corsi d’acqua sono ricchi di vegetazione ripariale composta in gran parte da Ontano nero e Salice bianco, diffusi il Salicone, il Pioppo tremulo e altre specie minori appartenenti alla famiglia delle Salicacee e delle Aceracee ma anche Agrifoglio e Tiglio selvatico. Il sottobosco delle foreste silane varia ovviamente sia dal tipo di vegetazione superiore dominante sia dall’altitudine; è possibile trovare la Peonia macula, l’Euphorbia gasparrini, il Geranio dei boschi, il Biancospino, la Rosa canina, la Felce aquilina nonchè la Ginestra dei Carbonai, da segnalare la rara ed endemica Genista silana, mentre negli ambienti più umidi e con clima più fresco si rinviene la Lereschia Tomasi, il Crysosplenium dubium..
I boschi di Pino laricio sono invece ricchi di un sottobosco vario composto dalla Rosa canina, dal Biancospino e dalla Rosa viscosa, specie endemica, la Ginestra di Spagna, la Ginestra dei Carbonai, il Ginestrino ed altro. I boschi delle quote più alte e in particolare le faggete sono ricchi di specie che preferiscono gli ambienti più umidi e i climi più freddi come la Lereschia Tomasi, il Crysosplenium dubium.
Nonostante la presenza di specie tipiche delle quote montane a clima continentale sono diffusissime anche specie floristiche dei monti del circo mediterraneo come la Campanula delle faggete, il Ranuncolo calabrese, specie tipica dell’Appennino calabro, il Geranio striato o l’Ortica mora che preferisce le zone ricche di humus. Specie in primavera, i prati, i pascoli e le radure dei boschi silani, sono pullulati da fioriture variopinte derivate da centinaia di specie tra cui il bellissimo Non ti scordar di me, l’Asfodelo, il Giglio rosso, diverse specie di orchidee selvatiche, il Narcisus poëticus, la Valeriana, la Viola palustre, la Viola dell’Etna, l’Orchidea a foglie larghe, la Calta di palude e il Ranuncolo con i fiori d’ofioglosso. Queste ultime specie vivono pressoché nei pantani e nelle zone umide ai margini spesso dei boschi.
Rarità botaniche sono alcune piante quali la Viola palustre, già menzionata, la Saldanella calabrella, il Polygonum bistorta. Tra le piante officinali oltre alla Valeriana, sono da citare anche la Malva, la Camomilla, e il già detto Biancospino comune, tutte specie da cui si ricavano estratti usati per varie composizioni omeopatiche e per l’uso sempre più crescente nella medicina convenzionale.
La Liquirizia invece viene utilizzata per la preparazione di liquori e di caramelle, l’Anice selvatico per liquori ed essenze per dolciumi l’Origano e il Finocchio selvatico come parte fondamentale delle spezie impiegate nella cucina e nelle conserve silane.
Altre sono le specie di alberi e di flora minore non citate ma come detto si tratta di circa 900 specie e quindi sarebbe davvero impossibile in questa sede approfondirle o citarle tutte.
Oggi le specie rare della Sila sono minacciate dall’eccessivo pascolo in talune zone e dagli incendi che impoveriscono la biodiversità dei boschi e dei prati.
La Sila è anche la patria dei funghi, regno a se stante diverso dalle piante, sono presenti centinaia di macromiceti tra i quali segnaliamo l’Amanita cesarea, il Boletus edulis e il Boletus pinicola specie tipica delle pinete silane, tra i funghi velenosi e mortali presenti l’Amanita verna e l’Amanita phalloides che sono considerate a giusto detto i killer dei boschi.
In conclusione và necessariamente ribadito che i pascoli della Sila sono di sicura origine antropica e cioè derivati dalla distruzione dei boschi primigeni che un tempo ammantavano senza soluzione di discontinuità tutta la montagna e fino alle rive del mare. Poche aree come i pantani sono probabilmente le aree dove non era presente la vegetazione forestale per via dell’ inadattabilità alla vita degli alberi.
Gianluca Congi
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